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Regolamento

INGRESSO AL DOTTORATO
Alla valutazione in ingresso viene richiesta al dottorando l’indicazione di un tema di ricerca, come previsto negli allegati del bando di ammissione della Scuola di dottorato, dove è indicata come requisito la presentazione di una lettera d’intenti: “contenente una breve descrizione delle aree tematiche in cui sviluppare i propri interessi di ricerca”, che permetta alla commissione di valutare sia la capacità dei candidati di articolare un argomento sia la disponibilità e la competenza da parte dei docenti a seguirla.
Un elenco delle tematiche di interesse dei docenti del collegio e un elenco delle ricerche dottorali in corso saranno pubblicate on line e aggiornate di anno in anno.

PRIMO ANNO
La funzione del lavoro del primo anno è quella di formare i dottorandi all’attività di ricerca, e dovrà sfociare nella scelta del tutor (a giugno) e nella presentazione della proposta di ricerca (a novembre) da parte dei dottorandi. Qualora il dottorando non riesca a definire per giugno il tutor della propria tesi, il coordinatore del programma di dottorato si impegna a seguirlo e aiutarlo nella scelta entro novembre.
Attività di ricerca
Al loro ingresso i dottorandi sono assegnati a un tutor che durante il primo anno li assisterà durante l’itinerario verso l’articolazione del tema di ricerca. I membri del collegio presentano i campi di interesse di ricerca sui quali sono disponibili a seguire tesi di ricerca.
I dottorandi sono tenuti a compiere un’indagine bibliografica e una ricognizione dello stato dell’arte dell’area tematica di loro interesse, entro la quale hanno intenzione di sviluppare la loro tesi, e a presentarla in forma ragionata. La proposta di ricerca da presentare alla fine del primo anno non sarà più soltanto un tema di ricerca, ma una proposta che includa sia una domanda di ricerca sia una ipotesi di ricerca. Questa, logicamente, potrà evolvere durante il secondo anno a mano a mano che la ricerca si sviluppa.
L’indagine deve sfociare in un lavoro scritto, che sarà valutato dal collegio del dottorato.

Attività didattica
Durante il primo anno i dottorandi devono frequentare lezioni e seminari organizzati, che riguardano soprattutto la metodologia della ricerca in generale, ma anche metodologie specifiche per problemi.
Inoltre il dottorato offrirà lezioni su come si definisce una tesi in questo dottorato, quali sono le sue componenti essenziali e le diverse forme che può assumere. A queste si affiancheranno seminari su tematiche teoriche e storiche generali, che costituiscono il fondamento per la cultura del design. Le lezioni includeranno informazioni sulla ricerca finanziata (bandi europei, convenzioni con istituzioni e aziende ecc.). Il programma è determinato di anno in anno dal collegio. I dottorandi del secondo e terzo anno sono invitati a presentare proposte di attività didattiche e seminariali, che avranno cura di coordinare, coinvolgendo docenti esterni al dottorato e all’ateneo.

La frequenza all’attività didattica, che è propedeutica allo sviluppo della ricerca, è obbligatoria.

I dottorandi dovranno alla fine dell’anno presentare un breve paper sui temi discussi nelle lezioni. Questo, la ricognizione bibliografica del campo di interesse e la presentazione della proposta di ricerca costituiscono elementi di giudizio per il passaggio d’anno e per l’acquisizione dei crediti relativi. La valutazione sarà data da una commissione determinata anno per anno.

SECONDO ANNO
Il secondo anno è caratterizzato dalla partecipazione obbligatoria dei dottorandi a un programma di ricerca, anche diverso da quello del suo tema di dottorato, da svolgersi in una Unità di Ricerca Iuav o anche in un centro di ricerca esterno allo Iuav, in Italia o all’estero.
Il lavoro di ricerca fuori dallo Iuav, in Italia o all’estero, presso enti di ricerca o università, deve essere comparabile al lavoro presso le UdR e deve essere concordato fra il collegio, il tutor, il dottorando e l’ente destinato ad ospitarlo.

La partecipazione a un programma di ricerca ha il seguente svolgimento.

Accesso
A gennaio di ogni anno i responsabili delle UdR presentano ai nuovi dottorandi il programma di ricerca delle Unità su cui si chiede l’adesione. I dottorandi possono aderire a qualunque delle Unità di ricerca Iuav nelle quali sia presente un docente del collegio del dottorato in Scienze del design. I dottorandi aderiscono a una delle UdR entro giugno, con una email al coordinatore del dottorato e al responsabile dell’UdR. L’ammissione deve essere concordata fra il responsabile dell’unità di ricerca, il dottorando e il suo tutor.
Durata
La durata della partecipazione all’UdR è ovviamente in funzione dell’andamento di programmi di ricerca e può andare da settembre del primo anno di corso alla fine del secondo anno di corso.
Organizzazione
Un dottorando può svolgere la sua attività in una sola unità di ricerca.
Il tempo di lavoro è determinato dal programma dell’UdR e dal tipo di ricerca in atto. Il coordinatore dell’UdR determina il tempo in ore o giorni della settimana e richiede la presenza del ricercatore nello spazio di lavoro della sede Iuav.
Il dottorando lavora su una ricerca strutturata assegnata dal responsabile dell’UdR, che ne determina gli obiettivi in rapporto con quelli della ricerca complessiva dell’Unità.
Il dottorando concorda con il responsabile quale deve essere il prodotto finale della sua ricerca, anche in vista della sua valutazione. Contemporaneamente i dottorandi devono avanzare con la ricerca della propria tesi di dottorato.
Valutazione
Alla fine del suo periodo all’interno dell’UdR il lavoro del dottorando sarà oggetto di valutazione da parte del responsabile della UdR e del collegio del dottorato che si esprimerà sull’assegnazione dei crediti. Il dottorando dovrà produrre la documentazione del risultato del proprio lavoro nel momento della fine della sua attività all’interno della UdR (indicativamente il dicembre del secondo anno). La valutazione positiva è necessaria per l’assegnazione dei crediti corrispondenti a questa attività. I dottorandi dovranno inoltre presentare una relazione scritta sull’avanzamento del loro lavoro di tesi.

TERZO ANNO

Il terzo anno di corso è dedicato in prevalenza alla ricerca individuale e alla stesura della tesi di dottorato.

Crediti e passaggi d’anno
Nel triennio i dottorandi sono chiamati periodicamente a presentare lo stato di avanzamento delle loro attività di ricerca secondo un calendario prefissato. La frequenza degli avanzamenti verrà definita dal Coordinatore del dottorato, e però non sarà inferiore a tre volte all’anno, allo scopo di tenere accesa la discussione scientifica tra i dottorandi e docenti. Gli avanzamenti della ricerca e le presentazioni delle relazioni alla fine di ogni anno si faranno in forma seminariale, di fronte a una commissione che include il tutor, e alla presenza di tutti i dottorandi.
I dottorandi sono anche tenuti a partecipare alle attività organizzative e comunicative del dottorato (aggiornamento del calendario, blog, accoglienza ospiti, organizzazione conferenze ecc.), con un impegno decrescente dal primo al terzo anno, durante il quale il dottorando vi può partecipare volontariamente.
L’organizzazione di tutte le sopraccitate attività consente di valutare il lavoro dei dottorandi e di assegnare i crediti relativi a ogni passaggio d’anno. I crediti da ottenere sono complessivamente 180, di cui 60 per la frequenza e relazione sull’attività didattica e per la relazione istruttoria sul tema d’indagine nel primo anno; 60 per l’attività svolta all’interno di una UdR; i restanti 60 per il lavoro finale.

1. 2005-2012
Prima di proporre qualche considerazione per il futuro del Dottorato in Scienze del design, vorrei dire qualcosa sul suo passato. Nessuna pretesa di fare bilanci, ma la volontà di informare circa un’esperienza di Dottorato in design che si è distinta fra le pochissime presenti nell’università italiana.
Attivo dal 2005 con la denominazione di Design del prodotto e della comunicazione e con il
coordinamento di Giovanni Anceschi, il Dottorato in Scienze del design si è posto fin dall’inizio l’obiettivo di promuovere la comprensione delle problematiche teoriche e metodologiche del disegno industriale e del progetto di comunicazione, di sviluppare la capacità di ricerca individuale, ma anche quella di condurre la ricerca in situazioni cooperative. Con una sintesi eccessiva, si può dire che il programma di Scienze del design offre l’opportunità di studiare in modo sistematico i principi e i metodi per la ricerca nell’ambito del design; di riconoscere e formulare temi e problemi del proprio contesto disciplinare; di consentire l’apporto di teorie e metodi provenienti da diversi campi del sapere (psicologia, ergonomia, informatica, architettura, arti, cinema, teatro, scienze sociali e cognitive, economia, tecnologie, ecc.). Ovvero, usando la terminologia proposta da Giovanni Anceschi, di rafforzare il baricentro della disciplina e al tempo stesso di sviluppare le aree di intersezione.
I risultati di questi sette anni di lavoro sono stati soddisfacenti. Hanno conseguito il titolo 21 candidati, due dei quali sono diventati ricercatori nella nostra università, alcuni hanno intrapreso la carriera accademica in altre istituzioni, in Italia e all’estero, altri ancora proseguono il loro lavoro in prestigiosi centri e università italiane e straniere, molti infine si sono collocati nelle professioni in buone posizioni.
Ugualmente positivi sono stati gli esiti che hanno riguardato il progetto scientifico del Dottorato, che si è precisato con gli anni, trovando modo di consolidare alcuni filoni di ricerca che oggi risultano distintivi della sede veneziana (innovazione tecnologia e design, pedagogia del design / basic design, museologia del design) e di svilupparne altri che possono costituire nuovi promettenti filoni di ricerca (sound design, design per l’accessibilità, applicazione delle tecnologie mobili e digitali al patrimonio culturale ecc.).
Facendo tesoro di questi risultati, è tuttavia il momento di ripensare se non il progetto formativo nel suo complesso, almeno quegli elementi che sono stati sottoposti in questi anni alle numerose trasformazioni avvenute in ambito istituzionale (la legge 240), nella disciplina del design, nel mondo economico, produttivo, del lavoro, nelle tecnologie e nella società nel suo complesso.
2. Il quadro istituzionale
Nei sette anni della sua vita, il nostro Dottorato ha dovuto affrontare diversi passaggi istituzionali, fra i quali è doveroso citare in primo luogo la formazione della Scuola di Dottorato dello Iuav, della quale il Dottorato in Scienze del design oggi fa parte.
Anche a livello nazionale il Dottorato nel suo insieme ha attraversato negli ultimi dieci anni un mutamento complesso e profondo che ha riguardato la natura stessa dei concetti di ricerca e di sapere. Come rilevano recenti ricerche (cfr. Carlo Cappa, Il Dottorato in Italia, una storia recente, www.rivista.scuolaiad.it), questi passaggi hanno sempre coinciso con veri e propri cambi di prospettiva nel guardare all’essenza stessa dell’istituzione universitaria. In sintesi, si è passati:

  • da un Dottorato come luogo di verifica della capacità di svolgere – autonomamente e in modo originale – la ricerca specifica di un ambito disciplinare attraverso il rapporto con un docente di riferimento, e come avvio alla carriera accademica;
  • a un Dottorato come momento di addestramento alla ricerca, attraverso l’acquisizione di metodologie e tecniche trasversali, secondo un preciso programma didattico, sempre più connesso ai due cicli di formazione precedenti, aperto al mondo extrauniversitario e collegato alle richieste delle imprese e del cosiddetto “sistema paese”.

Al Dottorato è dunque richiesta una diversa funzione sociale, che consiste non più soltanto nella formazione di élite accademiche, ma nel contributo della ricerca allo sviluppo sociale ed economico nazionale.
In attesa di maggiori precisazioni che potranno venire dall’emanazione del regolamento del Dottorato previsto dalla legge 240, è opportuno tener conto fin da ora di queste indicazioni di indirizzo, soprattutto pensando alla collocazione professionale dei futuri dottori. Al tempo stesso, è necessario essere consapevoli dei limiti e dei rischi di tale approccio. Le riassumo qui: la routinizzazione del lavoro intellettuale, vincolato a temi assegnati o a contingenze che poco hanno a che fare con la ricerca di alto profilo; la riduzione della libertà di ricerca individuale; la standardizzazione della preparazione, che può avere profonde conseguenze sulla vitalità della ricerca stessa; l’impoverimento delle discipline (eccessivo specialismo di quelle scientifiche e sociali vs generalismo di quelle umanistiche) chiuse fra performance tecniche e semplificazione.
3. Programma per il Dottorato in Scienze del design
A ben vedere il nostro Dottorato si trova in una situazione privilegiata, poiché in esso convivono sia gli aspetti dell’orientamento alle competenze sia quello dell’orientamento ai saperi tipici di una disciplina insieme pragmatica, progettuale e metodologica. L’equilibrio fra questi due caratteri – un equilibrio non statico, ovviamente, ma dinamico e in trasformazione – è dunque il primo degli obiettivi che mi propongo se sarò indicata come coordinatrice.
Da questo punto di vista, un primo impegno è da un lato quello di rendere sempre più chiaro ed esplicito lo statuto disciplinare del design, favorendo dall’altro la cooperazione al processo della ricerca in design dei saperi presenti all’interno del collegio. E’ mio intento valorizzare lo scambio con le altre discipline attraverso la partecipazione di tutti i docenti del collegio alla costruzione dei percorsi, all’individuazione dei temi e degli ambiti di ricerca, favorendo la collegialità delle scelte e, insieme, la definizione di ciascun apporto disciplinare.
Per realizzare questo processo, accanto alla più sperimentata ricerca teorica, storica e metodologica, va rafforzato l’approccio alla ricerca basato sull’individuazione di tematiche significative del mondo contemporaneo, da affrontare con gli strumenti del design e sulle quali possono convergere le altre competenze presenti nel Dottorato, come le scienze cognitive, le discipline teoriche, la semiotica, le arti visive e performative, le scienze sociali, economiche e informatiche e le tecnologie digitali.
Accanto al progetto scientifico, acquista in questo contesto un peso importante una diversa e più impegnativa struttura organizzativa, attraverso regole che non irrigidiscano o ingabbino il lavoro di ricerca, ma che diventino uno strumento essenziale di supporto, guida e verifica dei percorsi di ciascun dottorando. Fondamentale sarà anche la predisposizione di un programma didattico fondato sulle esigenze formative a livello dottorale (dare basi conoscitive condivise, stimolare l’attività di  ricerca attraverso proposte tematiche, connessioni e aperture) e sulle disponibilità e competenze di ciascun membro del collegio.
Da questo punto di vista il primo passo sarà la stesura di un calendario delle attività almeno di sei mesi in sei mesi, sia per quanto riguarda l’offerta didattica e seminariale erogata (coordinata con l’offerta delle magistrali), sia per quanto riguarda la cadenza dei collegi dei docenti. E’ il presupposto, questo, per un corretto andamento delle attività, ma anche per assicurare quella collegialità che ho richiamato all’inizio. All’interno di questo calendario avrà spazio il programma didattico, che dovrà attingere anche all’offerta disponibile delle Magistrali, favorendo così un interscambio positivo fra secondo e terzo livello. Questo interscambio sarà rafforzato con la partecipazione diretta dei dottorandi, a partire dal secondo anno, alle attività didattiche e di ricerca delle Magistrali (con interventi seminariali, tutoraggi ecc.).
Altre attività da prevedere sono cicli seminariali interni, cicli di conferenze e convegni del Dottorato, la cui cura potrà talvolta essere affidata a gruppi di dottorandi che si stanno specializzando su determinate aree tematiche. Oltre ad acquisire esperienza, il coinvolgimento diretto dei giovani ricercatori li mette anche nelle condizioni di crearsi una rete di propri contatti, utili per scambi nazionali e internazionali.
Un altro elemento da valorizzare è la relazione fra Dottorato e Unità di ricerca. Questo rapporto è delineato nel regolamento attualmente vigente, che tuttavia non ha avuto sempre applicazione, se non parziale. In attesa di possibili cambiamenti che potrebbero intervenire con l’avvio dei nuovi Dipartimenti, la mia proposta è di rendere effettiva la partecipazione dei dottorandi a esperienze di ricerca offerte dalle Unità stesse. Questa avverrà in seguito alla presentazione da parte delle Unità di progetti di ricerca, con un programma temporalmente definito e con obiettivi espliciti. Il lavoro all’interno delle diverse Unità di ricerca garantisce una serie di tappe fondamentali nel lavoro di apprendimento alla ricerca, come quello di offrire ai dottorandi l’opportunità di sviluppare forme di ricerca empirica organizzata e collettiva su tematiche di interesse generale, con riferimenti a una comunità anche internazionale.
Oltre a questo sarà necessario:
• condurre i dottorandi attraverso esperienze di ricerca organizzata (per esempio con la
partecipazioni a gruppi di ricerca Prin o europei);
• favorirne le pubblicazioni in riviste di settore autorevoli e utili per la valutazione;
• coadiuvarli nella preparazione di papers per l’accettazione a congressi internazionali;
• accompagnarli all’apprendimento di esperienze di ricerca individuali, come le ricerche
analitiche o d’archivio;
• e infine impiegarli opportunamente in esperienze didattiche e seminariali.

Raimonda Riccini | Venezia, 16 maggio 2012

Attività

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Convenzioni Grafiche e Redazionali

L’obiettivo di questo documento è di uniformare, dal punto di vista formale e da quello redazionale, le tesi di dottorato e i documenti prodotti dalla comunità scientifica del Dottorato di ricerca in Scienze del design. Si intende conseguire un duplice scopo: offrire un’immagine coerente e unitaria della produzione del Dottorato e rendere facilmente accessibili e raffrontabili i risultati della ricerca stessa, anche per la comunità scientifica in generale. La tesi di dottorato, in particolare, è un documento pubblico, che non deve contenere errori sostanziali né formali. Qualora non faccia già parte del personale bagaglio di conoscenze, l’apprendimento dei criteri e delle procedure di composizione di un testo scientifico costituisce, unitamente all’acquisizione dei metodi di organizzazione ed esposizione della ricerca stessa, una parte integrante della formazione del dottorando.

In questo documento vengono illustrati esclusivamente gli aspetti legati alla dissertazione scritta, sotto forma di saggio (inclusi gli apparati iconografici), in lingua italiana.
Per la redazione di tesi di dottorato in lingua inglese, queste norme hanno rilievo per quanto concerne la preparazione dei materiali, la struttura dei documenti e per la soluzione grafica e tipografica. Per le norme strettamente redazionali si rimanda invece al Chicago Manual of Style, con particolare riferimento al sistema “autore data” per la redazione della bibliografia e dei rinvii bibliografici.

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