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Criteri redazionali, tipografici, grafici
indicazioni generali

Alcune indicazioni per i dottorandi del nuovo ciclo (e per gli studenti del clasDIP, in particolare del corso Design e Innovazione, prof. Medardo Chiapponi), in materia di criteri redazionali, tipografici, grafici.
- In primo luogo, il Dottorato in Scienze del design ha prodotto un documento contenente le Convenzioni grafiche e redazionali da adottare per la produzione di testi e documenti da parte dei dottorandi:
«L’obiettivo di questo documento è di uniformare, dal punto di vista formale e da quello redazionale, le tesi di dottorato e i documenti prodotti dalla comunità scientifica del Dottorato di ricerca in Scienze del design. Si intende conseguire un duplice scopo: offrire un’immagine coerente e unitaria della produzione del Dottorato e rendere facilmente accessibili e raffrontabili i risultati della ricerca stessa, anche per la comunità scientifica in generale».
Le Convenzioni sono dunque da adottare per la stesura e la elaborazione di documenti rivolti all’interno della comunità del dottorato e per la redazione della tesi di dottorato.
Le Convenzioni possono essere scaricate in formato pdf da questa pagina, dove è anche possibile scaricare un template per l’impaginazione (qualora non si utilizzi Indesign, programma con il quale il modello è stato realizzato, nelle Convenzioni sono fornite indicazioni sufficientemente chiare in merito a margini, misure ecc.).
- In secondo luogo, per quanto riguarda gli aspetti redazionali, tali convenzioni possono fornire una utile guida per dottorandi e studenti anche allorché desiderino scrivere e pubblicare in lingua italiana, al di fuori del nostro dottorato. Per quanto riguarda la redazione di bibliografia e note, tali convenzioni possono essere parimenti utili per pubblicazioni in riviste non accademiche e/o che non prevedano diversi criteri.
- In terzo luogo, si ricorda che chi desideri pubblicare in lingua straniera dovrà studiare e adottare i criteri redazionali riconosciuti e accreditati all’estero.
In particolare, per quanto riguarda la lingua inglese non solo si dovrà avere cura nel redigere il testo uniformemente in inglese americano oppure in inglese britannico (US Spelling o British Spelling), ma si deve ricordare che esistono diversi sistemi per i riferimenti bibliografici, e che anche nel settore del design diverse riviste richiedono l’adozione di convenzioni diverse.
Uno fra gli stili redazionali e di citazione bibliografica più noti è il Chicago Manual of Style, che per esempio è utilizzato da Design Issues e da Design and Culture. Per il Chicago Manual of Style è possibile accedere online a pagamento o ordinare il volume; tuttavia, per apprendere i criteri base, si posson trovare in rete versioni semplificate e ridotte, che contengono i criteri essenziali, ed è sempre utile osservare come sono stati redatti gli articoli già pubblicati nelle riviste interessate.
Per chi si interessi però di design in relazione ad altri ambiti, si dovrà fare attenzione all’esistenza di altri criteri. Per esempio, chi si occupi di design e scienze sociali, e desideri pubblicare su una rivista specializzata, potrebbe essere necessario adottare lo stile APA (APA style), ovvero dell’American Psychological Association (si veda anche l’uso del sistema autore-data entro parentesi).
Infine, un cenno alla gestione via software di riferimenti bibliografici e connessi. Negli ultimi anni sono stati sviluppati software che consentono di catturare e gestire automaticamente i riferimenti bibliografici; adottando questi software – come Bookends – è inoltre possibile passare con facilità da un sistema di citazione a un altro, a seconda delle esigenze, risparmiando certamente un bel po’ di lavoro.
Naturalmente non è questo l’unico vantaggio di questi software, giacché consentono anche di raccogliere e collegare informazioni diverse, come testi, immagini, link ecc., di annotare e inserire commenti, dunque di produrre schede utili in fase di ricerca e di predisporre contenuti e materiali che saranno ancor più utili in fase di riorganizzazione di idee e contenuti durante la stesura di articoli e della tesi.
Per quanto riguarda in generale la preparazione, il metodo e la strutturazione della ricerca e della tesi (ma anche di articoli e paper), sempre utile rimane in lingua italiana Umberto Eco, Come si fa una tesi di laurea (Bompiani).
Divagazioni, oltre le convenzioni
- Guardando all’attualità, e prima di dis-perdersi nel mare della rete, un significativo richiamo all’importanza della carta stampata, e delle biblioteche, nella cosiddetta “era dell’informazione” è quello di Robert Darnton, The Research Library in the Digital Age;
- Guardando invece al passato, per capire meglio il presente, importanti contributi sulla storia della grafica (e della redazione) per la stampa e dell’editoria si trovano in vari volumi pubblicati da Sylvestre Bonnard, in particolare nelle collane “I materiali e le tecniche”, “Il sapere del libro”, “Universo Libro”;
- Un approfondimento per chi voglia un rigoroso esempio di norme redazionali e tipografiche, può esplorare il volume Fabrizio Serra, Regole editoriali, tipografiche & redazionali, con prefazione di Martino Mardersteig, postfazione di Alessandro Olschki, e un’appendice di Jan Tschichold; di queste regole è disponibile un estratto in italiano e inglese online;
- Per chi sia interessato a forme e contenuti, grafica e scrittura, spunti e materiali si trovano sempre nel lavoro dell’italiano Alessandro Segalini, graphic e type designer con una preziosa sensibilità per lettere e parole: http://www.as8.it/; si vedano per esempio i criteri preparati da Segalini.
Qualche riferimento
Journal of Design History
Pubblicazione avviata fin dal 1988 dalla Design History Society, come s’intende dal titolo il Journal of Design History si occupa di storia del design, di storia della cultura visiva e della cultura materiale. Considerato il suo percorso ventennale è una utilissima risorsa non solo per accedere a singoli contributi ma altresì per riflettere sull’evoluzione e sui percorsi degli studi storici internazionali.
La biblioteca Iuav acquista il Journal dal 1994, e il periodico è inoltre accessibile online dalle postazioni della biblioteca Centrale (Tolentini).
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Design Issues
Pubblicato fin dal 1984, Design Issues si occupa di storia, teoria e critica di design.
Nell’editoriale del primo numero Victor Margolin citava Thoreau – «I went to the woods because I wished to live deliberately, to front only the essential facts of life, and see if I could not learn what it had to teach, and not, when I came to die, discover that I had not lived» – per indicare con chiarezza gli obiettivi: «The aim of this journal is to be provocative and to raise controversial issues. The best design is done with intensity and commitment and we seek the same qualities from our contributors». I volumi e i numeri speciali pubblicati in circa 25 anni dimostrano che Design Issues ha saputo perseguire con coerenza tali obiettivi, aprendosi al contributo di altre discipline e stimolando il riconoscimento del design presso altri settori.
La biblioteca Iuav acquista il Journal dal 1985 (anche se alcune annate sono lacunose), e il periodico è inoltre accessibile online dalle postazioni della biblioteca Centrale (Tolentini).
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The Design Journal
Avviato nel 1998, e pubblicato dal 2008 da Berg Publishers, The Design Journal è il periodico ufficiale della European Academy of Design.
«The journal welcomes articles on design in both cultural and commercial contexts. The journal is published three times a year and provides a forum for design scholars, professionals, educators and managers worldwide. It publishes thought-provoking work that will have a direct impact on design knowledge and that challenges assumptions and methods, while being open-minded about the evolving role of design.»
Berg permette non solo di ordinare una copia gratuitamente, ma anche di accedere online (via ingentaconnect) ai contenuti di un numero, quello di giugno 2008:
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Consiglio in particolare di leggere/scaricare l’articolo di Anthony Crabbe, The Value of Knowledge Transfer Collaborations to Design Academics, che prende in esame il trasferimento delle conoscenze nelle collaborazioni fra studiosi/accademici e partner commerciali.
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Design and Culture
Nato quest’anno come periodico ufficiale del Design Studies Forum, Design and Culture dichiara come obiettivo l’analisi e la discussione del design come fenomeno culturale contemporaneo.
«Covering a field that is increasingly interdisciplinary, Design and Culture probes design’s relation to other academic disciplines, including marketing, management, cultural studies, anthropology, material culture, geography, visual culture and political economy.»
Particolarmente rilevante la sezione dedicata alle recensioni di libri e mostre.
Anche in questo caso Berg, che ne è l’editore, consente di ordinare una copia gratuita oppure di accedere online ai contenuti del primo numero:
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Design Studies
Con una lunga tradizione alle spalle, Design Studies, pubblicato da Elsevier (e accessibile online via ScienceDirect), affronta il design e la ricerca attorno ai temi del design principalmente nella loro dimensione pratica e applicata, attraverso riflessioni critiche che si giovano del confronto con altre discipline (dall’architettura all’ingegneria).
«It therefore provides a unique forum for the development and discussion of fundamental aspects of design activity and experience, from cognition and methodology to values and philosophy.The journal reports new research and scholarship in principles, procedures and techniques relevant to the practice, management and pedagogy of design.»
Anche in questo caso un numero è accessibile gratuitamente online (il costo dell’abbonamento infatti non è molto conveniente! ma la biblioteca centrale Iuav acquista Design Studies, anche se solo dal 1995).
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Victor Margolin, Design in History
«“What is the use of history?” one might ask, when attempting to
make sense of contemporary life.»
Sull’ultimo numero di “Design Issues”, aprile 2009, compare un interessante articolo di Victor Margolin dedicato alla storia (e storiografia) del design – in cui offre non solo un quadro di riferimento sul senso della storia nell’età contemporanea, ma entra nel dettaglio della storia del design, per segnalarne meriti e mancanze, indicando a quanti si occupano di questi studi un compito preciso: «If design historians are to present themselves as valuable contributors to such collective historical research, they have to make a persuasive case for the relevance of their knowledge to fora outside of their field. This is the challenge I put to the design history community».
Impegno su cui riflettere anche qui in Italia – considerato che la nostra storiografia, oltre che condividere la scarsa rilevanza presso altri settori, ha anche una scarsa rilevanza internazionale e una scarsa considerazione nazionale nel settore.
(Basti considerare quanto scriveva Jonathan Woodham nel 2005 nel suo importante articolo Local, National and Global: Redrawing the Design Historical Map, in “Journal of Design History”, 18, 2005, n. 3, pp. 257-267, in cui, prendendo fra l’altro in esame i quasi 30 anni della Design History Society e i 17 anni del “Journal” stesso segnalava la sbilanciata presenza di alcune nazioni [Gran Bretagna, Stati Uniti...] e la ridotta presenza, o totale assenza, di altre. E se quanto meno il design italiano risultava presente come tema nel 6% degli articoli dal 1998 al 2004, gli italiani sono [presso che] assenti fra i soci della DHS. Poiché l’articolo di Woodham punta a segnalare la necessità di ridisegnare la mappa del design, si potrebbe concludere che l’Italia si colloca ancora nella periferia.)
Ulteriore motivo per leggere l’articolo di Margolin è che è reso accessibile online gratuitamente: Victor Margolin, Design in History, in “Design Issues”, 25, 2009, n. 2, pp. 94-105
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