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Informare, capire, decidere
Informare, capire, decidere
mercoledì 22 ottobre 2008, ore 10.00 – 13.30
Venezia, Arsenale Novissimo
Auditorium Spazio Thetis
Castello 2737 F
Alcuni protagonisti internazionali dell’information design illustrano i modi più efficaci di trasmettere le informazioni nelle istituzioni, nelle imprese e ai cittadini.
Gli esempi riguardano strumenti di comunicazione essenziali come i manuali di istruzione, i sistemi di orientamento, la cartografia tematica, le interfacce dei prodotti elettronici, fino alle istruzioni per l’assunzione di medicinali e ai formulari.
Programma
coordina: Jorge Frascara
intervengono:
Patricia Wright
Comunicare con il pubblico: l’importanza del design
Le organizzazioni che offrono servizi o prodotti al pubblico sono messe di fronte a scelte su come rendere le informazioni accessibili a diverse tipologie di fruitori. Etichette stampate e pieghevoli sono ora affiancati da informazioni trasmesse con altri media.
Karel van der Waarde
Progettare l’informazione sulle medicine per tutti
In Europa è obbligatorio fornire informazioni scritte per ogni farmaco, normalmente sotto forma di un pieghevole accluso alla confezione. Questi pieghevoli sono spesso quasi impossibili da capire. È necessario sviluppare delle valide alternative.
Michael Burke
Information design: quattro esempi significativi
L’intervento presenterà l’information design a partire da tre casi di studio storici e da uno attuale.
Made In Iuav
Mostra Made in IUAV
L’università del design fra ricerca e progetto
14 settembre al 2 novembre ore 10.00/18.00 - ingresso libero Venezia Arsenale Novissimo
Spazio Thetis
Inaugurazione 12 settembre 2008 ore 17.30
Scarica l’invito: invito_madeiuav.pdf
Scarica la cartolina/mappa: cartolina_madeiuav.pdf
Tomás Maldonado, una conversazione

Lunedì 12 maggio ha avuto luogo una “conversazione” tra il maestro Tomás Maldonado e i dottorandi. Un’occasione meravigliosa per riflettere sul suo pensiero.
In risposta alle nostre domande, il professore ha tra l’altro parlato di alcuni punti chiave come: la relazione tra arte e design, i rapporti e le differenze fra design del prodotto e della comunicazione, la necessità di distinguere tra folklore e cultura, le diverse sfumature del concetto di globalizzazione, il problema che il multi-tasking presenta nei confronti dell’attenzione (e la sua spontaneamente fugace), la necessità di riflettere riguardo ciò che accade attorno a noi, i metodi di ricerca e cosa può significare la ricerca in design, la necessità di essere vigili, di non lasciarsi raccontare storie, e di adottare un ottimismo scettico.
Chiudendo la sua “conversazione” il maestro Maldonado ha richiamato l’attenzione sull’importanza dell’etica nella pratica professionale del design.
L’evento è stato un’opportunità eccezionale per ammirare le conoscenze del professor Maldonado, uno dei pensatori più importanti nel design.
No commentsDesign, didattica, ricerca
Prosegue con partecipazione l’attività didattica. Dopo la lezione inaugurale del professor Anceschi, la scorsa settimana, è stata la volta di Medardo Chiapponi che ha discusso con i dottorandi il paper da lui recentemente presentato a Hong Kong, dal titolo Creating a design department. The bond and influence of Italian culture. Un’occasione interessante perché il documento da lui predisposto raccoglie non solo considerazioni e analisi sul passato e sulla situazione del design in Italia, ma li colloca in una riflessione più ampia sul senso (i.e. direzioni e prospettive) dell’insegnamento del design nella nostra nazione e poi, nello specifico, nel caso della Facoltà di Design e Arti (e del Dipartimento delle arti e del disegno industriale – di cui peraltro Chiapponi è stato da poco nominato nuovo direttore) della nostra università Iuav. Un tema quindi che coinvolge in prima persona il gruppo di dottorandi, anche in merito ai rapporti fra didattica e ricerca.
Chiapponi ha portato subito in evidenza i punti chiave del suo paper (che può essere letto integralmente scaricandolo da qui):
- la parte di analisi dei rapporti fra didattica e design in Italia, per lungo tempo inesistenti; basti pensare a quelli che sono unanimemente considerati i grandi nomi del design nostrano, usciti da formazione nell’ambito dell’architettura o da un milieu artistico – al punto che si potrebbe giudicare che tentare di impostare una formazione universitaria per il design sia inutile… Valutazione naturalmente non condivisa da Chiapponi, che appunto ne ricerca ragioni e direzioni;
- l’esigenza di capire se esistano diversi, specifici design oppure se esista genericamente qualcosa che si chiama “design”; in altre parole se i contenuti specifici (prodotto, comunicazione, interazione ecc.) abbiano un rilievo oppure se si debba parlare di una metodologia, in sé astratta dal contenuto e dunque applicabile a qualunque contenuto (un quesito meno tormentato in altre nazioni). E in questo caso Chiapponi afferma la propria convinzione che sì i contenuti sono rilevanti, esistono design specifici che impongono quindi riflessioni specifiche;
- in quale misura la formazione del designer è fatta o deve esser fatta attraverso la progettazione, intesa come sperimentazione di quello che sarà il mestiere, la professione? E in rapporto a questo, in quale misura devono essere integrati i contributi formativi di altro genere, per esempio provenienti da altre discipline? Nel paper a questo proposito Chiapponi cita l’architetto di Vitruvio. Ha inoltre ricordato quello che è stato il contesto culturale di ampio respiro di cui si è nutrito e da cui è emerso il periodo d’oro del design italiano, quello, per intendersi, che va dalle riviste all’arte, dalla scienza (si pensi a Natta, premio Nobel nonché maestro di Castelli/Kartell) alle aziende e così via. Questo punto è stato sottolineato come significativo per capire anche se, e come, una certa caratterizzazione italiana debba essere preservata e riproposta nella formazione contemporanea (per arrivare anche a toccare in generale una certa cultura artistica ed estetica che connoterebbe il nostro paese);
- l’ultimo tema è quello della legittimità di discorsi di tipo “geografico”, inteso come culture nazionali del design, anche in relazione, naturalmente, alle istanze globale/locale; un tema che, oltre i proclami di tendenza degli anni passati, apre la riflessione non solo su questioni biografiche (il designer) ma sull’intero processo produttivo – si pensi al design concepito in Italia ma prodotto in altri paesi (tanto che, rileva Chiapponi, si parla più spesso di “designed in” e non più di “made in”) e si pensi anche alle produzioni locali legate alla presenza di determinati materiali…
Grazie anche al vivo contributo dei dottorandi del nuovo ciclo, la discussione si è tradotta in una chiacchierata che non solo ha toccato i temi sollevati da Chiapponi ma ha consentito di raccogliere testimonianze diverse (Simona Romano, da poco rientrata dall’India, Guillermina Noël, il professore Jorge Frascara…) e di stimolare altre riflessioni su design, didattica e ricerca, e sulle direzioni e le attività da intraprendere per il nostro dottorato – a livello locale e globale, diciamo così.
Si è fatto oggi riferimento anche alle attività dei gruppi di ricerca, da organizzare e riorganizzare. Per il gruppo Nanotecnologie (design e innovazione), Chiapponi, che ne è coordinatore, ha rimandato a un prossimo appuntamento la definizione degli obiettivi da sviluppare. Per il gruppo di Museologia, Raimonda Riccini insieme con Fiorella Bulegato (oggi presente come assegnista di ricerca, studiosa del tema dei musei d’impresa) ha illustrato le attività da portare avanti per il futuro, più o meno immediato, anche per condurre oltre le esperienze maturate lo scorso anno attorno al convegno Memoria e racconto. Per una museologia di design (di cui si prevede imminente la pubblicazione degli atti). A breve Riccini e Bulegato stenderanno un programma di lavoro e un calendario da ridefinire a mano a mano che si procede, anche tenendo conto dello sviluppo di alcuni interessanti contatti per il recupero e lo studio di archivi del territorio e non solo.
Dulcis in fundo, inizia il passaggio di consegne per la gestione di sito e calendario, e per la crescita di questo blog. Per il XXIII ciclo: buon lavoro!
No commentsLezione Chiapponi e incontro dottorato
La lezione del professore Chiapponi, che presenterà e discuterà il paper
presentato a Hong Kong si terrà giovedì 24 alle 14.15 nella sede di Treviso di
Riviera Santa Margherita 74.
Seguirà un incontro con i dottorandi in veste di nuovo direttore del dipartimento e un incontro con Raimonda Riccini per l’organizzazione dei gruppi di ricerca, il coordinamento nazionale e vari altri temi.
Si veda anche il calendario.
No commentsNuovo ciclo. Si parte!
Allineati alla partenza, con gennaio si comincia. Il giorno 9 gennaio ha avuto luogo il primo incontro del nuovo anno del nostro Dottorato, presenti il coordinatore Giovanni Anceschi, il vicedirettore Raimonda Riccini e i dottorandi dei vari cicli, inclusi naturalmente i nuovi arrivati. L’incontro è stato l’occasione per fare il punto sulla situazione del Dottorato (da questo anno “in design del prodotto e della comunicazione / Scienze del design”) – anche con riferimento ai cambiamenti in corso a livello di ateneo, con la nascita della Scuola di dottorato IUAV – e per avanzare temi, progetti, prospettive per il futuro. In questo senso è stato in particolare chiarito che nulla cambia nella gestione finanziaria per borse di studio, rimborso spese (fino a 500 euro per ciascun dottorando, nell’arco del triennio), richiesta di soggiorno all’estero; gli uffici di riferimento diventano però quelli dell’ateneo (campo della Lana), mentre in prospettiva le sedi del dottorato pare acquisiranno un ulteriore spazio presso Ca’ Badoer, ed è già disponibile inoltre un’aula per la ricerca, dotata di computer, a Treviso, presso la nuova sede di riva Santa Margherita. Referente per ogni questione è il direttore Anceschi, e tutti insieme si cercherà di sopperire a eventuali problematiche derivanti dalla fase di transizione.
Riepilogando brevemente, sono stati indicati gli impegni per i dottorandi:
1. partecipazione all’attività didattica (secondo calendario di prossima pubblicazione);
2. partecipazione alle attività dei gruppi di ricerca;
3. partecipazione alle attività correnti (creazione contatti e relazioni, organizzazione eventi, sito web e blog ecc.).
1. L’attività didattica sarà costituita da lezioni tenute da docenti del collegio o invitati e si arricchirà nel corso dell’anno di seminari o cicli di approfondimento, fra i quali è stato già anticipato quello relativo a Design e Brevetti, organizzato in relazione al corso di laurea specialistica in Design del prodotto della nostra Facoltà.
2. I gruppi di ricerca rimangono tre, specificamente dedicati a: Museologia del design (indicativamente entro un’area che può essere più ampiamente definita come Teoria, storia e critica del design; referente Raimonda Riccini); Basic design e Pedagogia del design (referente Giovanni Anceschi); Nanotecnologie (area Tecnologie e innovazione; referente Medardo Chiapponi). La partecipazione ai gruppi è obbligatoria, e indipendente dal tema scelto per la ricerca finalizzata alla tesi di dottorato. È stata sottolineata l’importanza di collaborare all’interno di progetti di ricerca già avviati, fornendo contributi in programmi che non necessariamente coincidono, generalmente, con i temi individuali. Sono state presentate anche ai nuovi dottorandi le attività dei gruppi, e in particolare del gruppo di Museologia e di Basic e Pedagogia del design, rimandando a data da definire (probabilmente dopo il 20 gennaio) riunioni specifiche al fine di definire i partecipanti ai singoli gruppi.
Per il gruppo Basic e Pedagogia del design si prevede come ogni anno un workshop per il periodo estivo, ma anche un convegno da organizzare sul tema della pedagogia e didattica del design.
Per il gruppo di Museologia, Raimonda Riccini ha illustrato obiettivi prossimi e a più lunga scadenza, ovvero la pubblicazione degli atti del convegno internazionale Memoria e racconto (maggio, 2007) e l’avvio di un censimento/mappatura del patrimonio di giacimenti di oggetti, prodotti, design e cultura materiale del territorio locale. Queste prime tappe si inseriscono nei due percorsi principali del gruppo: a. organizzare progetti, pubblicazioni, eventi; b. avviare lo studio di metodologie e strumenti specificamente dedicati alla museologia del design – in entrambi i casi tenendo conto anche di altri progetti di ricerca o studio già avviati all’interno di Facoltà e Dipartimento. Fra gli altri progetti in vista, quello per un museo da realizzare in partnership con la Regione Veneto, che permetterà di elaborare e verificare – su artefatti tecnologici – idee e proposte, ma anche metodi e strumenti.
Per questi due gruppi è stata inoltre annunciata la partecipazione degli assegnisti di ricerca Alvise Mattozzi (per Basic e Pedagogia del design) e Fiorella Bulegato (per Museologia del design), con funzione di riferimento e, si è inteso, di coordinamento di alcune delle attività previste.
3. Per le attività correnti, si profilano all’orizzonte diversi impegni, due dei quali in particolare sollecitati dal Coordinamento nazionale dei dottorati italiani, e orientati a dare progressivamente corpo e creare relazioni nell’ambito della ricerca sul design:
a. una rete della didattica fra i dottorati di design, ovvero fare in modo che i dottorati aprano all’esterno e condividano fra loro le attività didattiche, permettendo ai dottorandi di confrontarsi e di trovare ulteriori riferimenti per le loro ricerche. In questa linea si colloca anche la prossima iniziativa organizzata dal Politecnico di Milano, Design in progress, già segnalata, e che avrà luogo il 18 gennaio;
b. il censimento della ricerca di dottorato per il design.
Fra le altre attività correnti, oltre alla partecipazione al blog e all’aggiornamento del sito web, l’organizzazione di un convegno internazionale aperto a dottorandi (selezionati) per la presentazione delle loro ricerche (riferimento Davide Fornari).
Infine il monitoraggio di call for papers di interesse, da discutere periodicamente. Durante questo primo incontro, oltre a ricordare le prossime scadenze per Networks of Design (in Galles) e Swiss Design Network Jorge Frascara ha illustrato in dettaglio gli obiettivi del prossimo convegno che avrà luogo a Torino, capitale del design 2008, Changing the change. La discussione collegiale, ai fini dell’individuazione di una partecipazione strategica e di un confronto sull’opportunità di partecipare pare una buona pratica da continuare.
Durante l’incontro è stato anche ricordato che sul nostro sito sono disponibili le versioni italiana e inglese del Phd report che illustra le attività del nostro Dottorato, come pure si è fatto cenno al recente rientro dai rispettivi soggiorni di ricerca di Kristian Kloeckl (presso MIT di Boston) e Simona Romano (Design Maeer Mit’s Institute di Pune, India) le cui ricerche pare procedano proficuamente e con entusiasmo.
Per ora il primo appuntamento è per mercoledì 16 gennaio, ore 11, con la lezione introduttiva del direttore Anceschi.
No comments
Design in progress
Visioni e strumenti dalla ricerca
Venerdì 18 gennaio 2008 dalle 9.00 alle 17.30,
presso l’aula seminari della Facoltà del Design del
Politecnico di Milano – Campus Bovisa, via Durando 10,
avrà luogo il seminario “Design in Progress. Visioni e strumenti dalla ricerca”, giornata di riflessione sulle linee di ricerca del dottorato in Disegno Industriale e Comunicazione Multimediale.
Il dottorato di ricerca in Disegno Industriale e Comunicazione Multimediale (DIeCM) del Dipartimento INDACO del Politecnico di Milano ha introdotto da alcuni anni i “Seminari di Dottorato”.
L’iniziativa, organizzata dai dottorandi DIeCM e coordinata dal prof. Luca Guerrini, si propone come momento di condivisione e confronto delle ricerche attualmente in corso all’interno del dottorato.
Giunta quest’anno alla sua IV edizione, si è sentita l’esigenza di aprire questo spazio di riflessione a dottorandi, docenti, ricercatori e studenti nel campo del design provenienti da altri atenei italiani.
Venerdì 18 gennaio 2008
Politecnico di Milano – Campus Bovisa
Aula Seminari – Edificio PK
Via Durando 10, 20158 Milano
La partecipazione al seminario è gratuita, ma per motivi organizzativi è richiesta una registrazione
obbligatoria al sito: www.diecm.polimi.it/designinprogress
Per maggiori informazioni
d.ssa Chiara Colombi, chiara.colombi@polimi.it
Segreteria organizzativa
dott. Erik Ciravegna, erik.ciravegna@polimi.it
d.ssa Maria Rosaria Scelsi, mariarosaria.scelsi@polimi.it
Presentazione proposte di ricerca XXII ciclo
Mercoledì 24 ottobre i dottorandi del XXII ciclo hanno presentato le loro proposte di ricerca, che riportiamo.
Carlo Bassetti
Mapping
Sistemi grafici di navigazione
“… the future of maps is to vanish into all things and reappear in everything”
William Owen
Obiettivo della ricerca è indagare l’attuale evoluzione delle mappe – come sistemi di rappresentazione e come modello concettuale – e le implicazioni in relazione agli sviluppi di information, interface e interaction design, e del web come luogo di navigazione virtuale e in quanto piattaforma per la costruzione di reti.
La precisazione dell’ambito di ricerca procederà per successive approssimazioni, indagando le funzioni e gli ambiti del mapping. In una prima fase saranno esplorate alcune considerazioni preliminari: a. la mappa come rappresentazione figurata di dimensioni, attributi, relazioni tra elementi nello spazio fisico o logico; b. la potenziale pervasività del mapping (qualsiasi cosa può essere mappata e quasi tutto lo è: luoghi, filosofie, apparati e basi di dati); c. la mappatura come strumento di chiarificazione e costruzione di relazioni: con la verifica dei dati e dei linguaggi grafici ogni cosa viene posizionata, nominata, messa in relazione.
La ricognizione e lo studio della letteratura già presente a livello internazionale – da Else/Where Mapping: New Cartographies of Networks And Territories di Janet Abrams e Peter Hall fino a Lifestyle di Bruce Mau, e alle più recenti pubblicazioni – permetterà di definire una griglia di riferimento problematica, composta cioè non solo da certezze ma anche da interrogativi, dubbi e ipotesi funzionali in vista degli obiettivi indicati. In questo modo saranno messi in luce finalità, criteri, modalità, limiti (o loro assenza), inganni ed efficacia delle mappe: perché mappare? perché usare le mappe? come funzionano, attraverso quali convenzioni? quanto può essere esteso il concetto di mappa? quando e dove sono presenti e intervengono i sistemi di mappatura?
L’analisi del fenomeno si orienterà quindi lungo tre direttrici funzionali: a. sistemi grafici / cartografici (mapping vero e proprio); b. sistemi di orientamento nello spazio a scala umana (wayfinding); c. sistemi di orientamento nell’interattività (interface). In particolare, rispetto a questi ambiti, la ricerca si concentrerà sui temi dell’integrazione di flussi di dati geografici e georeferenziati in servizi integrati web, e su information, interface e interaction design, tentando di affrontare quello che si annuncia come apparente paradosso: le reti sono infatti intrinsecamente resistenti a una visione semplicemente sinottica.
Simona Casarotto
Participatory design e web 2.0
L’utente come co-designer
Il nuovo modello sociale diffusosi grazie all’evoluzione del World Wide Web in Web 2.0 permette una valutazione aggiornata delle teorie che promuovono il coinvolgimento attivo dell’utente finale nel processo di progettazione, il cosiddetto “collective resource approach”, le cui prime applicazioni, da cui successivamente si è sviluppato il corpus teorico del Participatory Design, sono rintracciabili all’interno dei progetti di ricerca di studiosi scandinavi già nei primi anni Settanta. Più recentemente, studi a riguardo hanno coinvolto principalmente e parallelamente discipline sociologiche ed economiche.
Muovendo da tali riferimenti, lo studio ipotizza una relazione fra queste ricerche e la nuova connotazione che la relazione utente-progettista assume se collocata nell’ambito della condivisione spontanea e immediata che si crea con il Web 2.0 attraverso alcuni macrosistemi: i wiki, i blog, i social network e i podcast.
Nel momento in cui l’utente da semplice fruitore e consumatore del prodotto assume il ruolo di “prosumer” (neologismo che fonda i termini inglesi producer e consumer), come preconizzato da Alvin Toffler in “The third wave” (1980), unificando così due ruoli che, dalla Rivoluzione Industriale in poi, erano stati separati, si amplia la sua partecipazione attiva alle discussioni, la sua influenza sulla percezione e il successo dei brand, il suo contributo attivo alla progettazione, non solo in termini di personalizzazione, ma anche in qualità di vero e proprio co-progettista.
Questa nuova prospettiva, che ha conosciuto negli ultimi mesi una accelerazione e diffusione sostanziale, pone una serie di questioni circa il ruolo del designer, così come è stato tradizionalmente inteso. Questioni che si collocano su diversi livelli: dalla valutazione della reale fattibilità di questa interazione alla definizione degli strumenti necessari alla sua attuazione.
In stretta connessione con l’accesso estensivo a sempre più veloci connessioni internet, la cosiddetta “personalizzazione di massa” si è effettivamente sostituita al fenomeno di “produzione di massa” solo di recente. Non si tratta semplicemente di un concetto di marketing introdotto per incrementare le vendite online o di una politica di aderenza della produzione aziendale ai bisogni degli utenti; questo fenomeno vede l’utente prendere parte al processo di progettazione dei prodotti fin dalle sue fasi iniziali e, conseguentemente, ridefinisce alcuni aspetti della professione del designer, il quale si trova ad avere, come compito aggiuntivo, quello di pianificare sistemi che permettano la co-progettazione e l’intervento degli utenti.
Lo studio ipotizza che l’evoluzione delle teorie alla base del Participatory Design, inserite nel contesto del Web 2.0, vada nella direzione dell’affermazione delle competenze e qualità registiche dei designer non solo nella gestione della multidisciplinarità, ma anche nella pianificazione di nuovi modelli organizzativi, meno gerarchici e più partecipativi.
Giovanni Crosera
La bicicletta a pedalata assistita
Analisi nella sua evoluzione sociotecnologica
Il progetto di ricerca che verrà sviluppato nei prossimi due anni di PHD in Product and Communication Design è l’analisi sociotecnologica della bicicletta a pedalata assistita (Electrcally power assisted cycle).
La bicicletta elettrica è un interessante oggetto di ricerca in quanto si inserisce nel dibattito energetico, ha una rilevanza ambientale, ha un livello di complessità che permette di valutare le nuove tecnologie ed è ancora in evoluzione.
Il background della ricerca è costituito dai temi: energia pulita, ed in particolare, dell’energia elettrica generata in loco (pannelli fotovoltaici, fuel cell…); impatto ambientale, con particolare attenzione a inquinamento da polveri sottili di origine veicolare; le nuove tecnologie, identificate nelle nanotecnologie, specialmente nelle batterie, e Personal Fabricator; modello di analisi sociotecnico SCOT.
L’analisi socio-tecnologica dell’EPAC sarà sviluppata con il modello SCOT (Social Contruction Of Technology). All’interno verrano individuati i concetti tipici proposti dal modello: gruppi sociali pertinenti (utilizzatori, produttori, progettisti dell’EPAC…), problemi, soluzioni (autonomia, tempo di ricarica, estetica…), flessibilità interpretativa (la giustificazione di alcuni modelli di successo e insuccesso secondo gli utilizzatori…), chiusura e stabilizzazione (la bicicletta elettrica è un oggetto aperto, si continuano a proporre nuove soluzioni globali); e i quadri tecnologici del caso.
La parte finale del progetto di ricerca prevede lo studio della produzione locale di prodotti, oggetto delle ricerche in atto sui Personal Fabricator. Nel caso analizzato di un’EPAC.
Maddalena Dalla Mura
Design nei musei
Ipotesi di museologia per il design
L’area che ci si propone di affrontare è quella della museologia del design – riferendosi anche al neonato gruppo di Museologia del design all’interno del nostro Dottorato –, con un tema che si riassume per ora nel titolo Design nei musei. Ipotesi di museologia per il design.
Premessa per la ricerca è la valutazione che la museologia del design si offra come campo di indagine ancora aperto e problematico, e che proprio come tale esso si ponga quale tema di confronto e dibattito a livello internazionale, quindi non solo nelle più o meno recenti vicende italiane – le quali pure potranno avere, comunque, un più puntuale rilievo. Considerazione altresì fondamentale è che il museo, in quanto luogo di produzione culturale che ricopre sempre più funzioni di comunicazione e anche di didattica, possa rappresentare un fattore di supporto per il sostegno e la corretta diffusione della cultura del progetto.
Attraverso l’esplorazione critica della “letteratura” per entrambi gli ambiti che si vuole mettere in relazione – design e museologia –, recuperando di ciascuno complessità e articolazioni, la prima fase del lavoro mira a precisare una griglia concettuale di riferimento, in cui si collocano la possibilità e le potenzialità stesse della ricerca. In particolare, da un lato l’indagine degli studi museologici (ma anche museografici) è intesa a evitare che le ipotesi e le proposte per il design facciano astrazione da una lunga tradizione di studi e realizzazioni museali/espositive, oltre che dal vivido dibattito tuttora in corso. (Per questo parleremo inizialmente di museologia “per il” design.) Dall’altro lato, si affronterà un tema che proprio in materia di musei costituisce ancora un nodo residuale da sciogliere, quello del rapporto fra design e arte ovvero della riduzione iconico-estetica; e si accoglieranno invece i suggerimenti per una più attenta lettura del disegno industriale, chiamando in causa, per esempio, la cultura materiale e il sistema sociotecnico.
Su queste basi – ridimensionato il riferimento al museo d’arte come unico metro di misura e non curandosi di inseguire etichette e denominazioni (museo “di design”) – si procederà nel definire il campo di indagine (il “design nei musei”), composto da casi concreti e realtà valutate significative per rispondere a una serie di quesiti che la musealizzazione – quindi la memoria e il racconto – del design – non solo come prodotto finito – avanza. Così, potranno essere oggetto di analisi musei di storia della scienza e della tecnica (o della tecnologia), i musei di arti e mestieri, del patrimonio industriale, della cultura materiale, di storia contadina, di storia industriale, d’impresa, ma pure di arte ecc., e saranno esplorate anche altre forme di conservazione ed esposizione come archivi, centri, gallerie e mostre temporanee.
Raccogliendo in tal modo risposte e suggestioni non solo pratiche ma teorico-concettuali – nella consapevolezza che un museo è in primis un progetto – e riflettendo sul carattere multidisciplinare e trasversale del design, si cercherà di valutare e analizzare il senso di un quesito che nutre e si muove attraverso gli altri: esiste o si può dare un discorso museologico specifico per il design, del design?
Davide Fornari
Il volto come interfaccia
Negli ultimi anni la progettazione di personaggi – apparentemente un innocuo passatempo per designer – è divenuto un fenomeno in costante aumento che ha trovato applicazione in vari campi: dai videogiochi ai cartoni animati, dall’illustrazione alla pubblicità. Di fatto il character design tocca uno dei meccanismi psicologici fondamentali, quello della personificazione, cioè la capacità di proiettare “senso” e “animazione” su di un’immagine bidimensionale o un’interfaccia tridimensionale, statica o in movimento.
L’estetizzazione delle merci ha amplificato il fenomeno e ha permesso, insieme allo sviluppo tecnologico, lo sviluppo di prodotti (robotica), servizi (Second Life) e ambienti (realtà virtuale immersiva) in cui l’interfaccia degli attori coinvolti è un aspetto strategico della fruizione.
La storia degli automi e della robotica umanoide, evidenzia l’importanza dell’interfaccia nell’interazione uomo-macchina in presenza di macchine sociali: macchine e oggetti, cioè, progettati per l’interazione con gli esseri umani – per esempio destinate all’accudimento – e che suscitano quindi sentimenti.
Data l’indifferenza nelle dinamiche di riconoscimento facciale tra volti umani reali e interfacce progettate, l’approfondimento del tema del volto come interfaccia di progetto fa emergere i problemi dell’espressività dei tratti umani, della loro salienza nella comunicazione visiva, della presenza nella realtà virtuale. Da una parte, l’attività dei neuroni specchio è stimolata nell’interazione con macchine umanoidi; dall’altra la robotica androide ha evidenziato come alcune interfacce ricadano nella cosiddetta Uncanny Valley, cioè provochino un’esperienza del perturbante.
L’interazione uomo-macchina sarà sempre più pervasiva e le interfacce umanoidi avranno via via un influsso sempre maggiore nella nostra vita sia per lo sviluppo della robotica domestica (Paro, Asimo) sia per le loro applicazioni nell’information design (Ikea).
Gli studi della psicologia sperimentale hanno messo in luce l’alta specializzazione del cervello nel riconoscimento dei volti anche di fronte a immagini semplificate ed astratte. Sull’astrazione dei tratti del volto umano si basa l’efficacia e il successo o meno di prodotti e servizi, anche di pubblica utilità.
24 ottobre Presentazione XXII ciclo
In vista della presentazione del XXII ciclo, prevista per il giorno 24 ottobre alle ore 11.00, alcune brevi indicazioni fornite dalla nostra coordinatrice Raimonda Riccini, per prepararsi e tranquillizzarsi.
Ciascun dottorando avrà a disposizione circa 20 minuti.
In questo tempo, avvalendosi possibilmente di una presentazione Powerpoint per aiutare a visualizzare e fissare i contenuti, il dottorando dovrà indicare un’area di ricerca e proporre il proprio tema al suo interno; la presentazione dovrà essere sostanziata indicando il percorso svolto finora (naturalmente senza pretesa di fornire conclusioni definitive, essendo il lavoro in fieri e ancora in fase esplorativa), precisando le tappe e gli argomenti affrontati e i riferimenti bibliografici ritenuti utili.
La presentazione dovrà includere inoltre le ipotesi sul proseguimento della ricerca stessa, per tappe e obiettivi.
Appuntamento quindi per mercoledì 24 ottobre, ore 11.00 alle Terese
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