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XX e XXI ciclo
Avanzamento della ricerca
Il giorno 29 maggio scorso ha avuto luogo – presso l’ex convento delle Terese a Venezia – la presentazione dello stato di avanzamento della ricerca dei cicli XX e XXI del nostro dottorato.
È stata occasione non semplicemente formale bensì di confronto sul reale progresso e procedere del lavoro.
Riportiamo di seguito nomi, titoli e abstract.
XX ciclo
Emanuela Bonini Lessing
Critica dei sistemi informativi e identitari della metropoli

I nuovi strumenti di comunicazione offerti dall’Information Communication Technology introducono nella vita quotidiana di ciascuno di noi profonde trasformazioni nel sistema degli scambi informativi e comunicativi.
Sembra così affiorare l’urgenza di una ridefinizione del concetto di interfaccia sulla base dei più recenti sviluppi dell’interaction design e di altre ricerche avanzate. Inoltre, che ne siamo consapevoli o no, molta parte dell’attuale strumentazione tecnologica è in grado di generare automaticamente rappresentazioni di tipo estetico-figurativo, nonché di stabilire autonomamente relazioni con altri terminali. Dunque Internet è oggi solo una parte di una più vasta e poliedrica rete di comunicazioni tra le persone, tra persone e macchine, e tra i dispositivi stessi, che si avvale di diversi canali: vocali, sms, Rfid, ecc.
D’altro canto le città europee pur mantenendo la facciata storica urbana sono attraversate al loro interno da flussi di capitali globali che concorrono a mutarne la composizione e la stratificazione sociale, e a stravolgere il rapporto con il territorio.
In particolare in Italia, a livello nazionale così come in piccolo nelle città, assistiamo a un generalizzato ritirarsi e contrarsi delle funzioni pubbliche che attraverso concessioni, deleghe e trasferimenti cedono consistenti parti di competenze e poteri nelle mani del privato. Il così detto “servizio pubblico” si sta completamente riconfigurando. Queste premesse ci inducono allora a riconsiderare il concetto di interfaccia che Giovanni Anceschi estende dalla relazione uomo-macchina alla relazione cittadino-servizio urbano nel senso più ampio. Si ritiene ormai irrealizzabile una immagine unitaria della città costituita dalla corporate identity pubblica e dalle interfacce dei vari sistemi informativi gerarchicamente organizzati. Ci proponiamo allora contemporaneamente, sia di chiarire quali fattori caratteristici della nostra epoca e della nostra condizione, abbiano messo in crisi il modello proposto (cfr. per esempio No logo, i principi dell’“immagine non coordinata” ecc.), sia, allo stesso tempo, di individuare i presupposti che potrebbero favorire lo sviluppo di un nuovo approccio progettuale (cfr. il coinvolgimento paritetico di designer e software nell’atto creativo, e il ruolo del “destinatario” come co-autore).
Elena Brigi
Brevetto e industrial design
possono avere un futuro comune?

Tomás Maldonado, nel capitolo Brevetto: tra virtualità dell’invenzione e realtà dell’innovazione di Reale e Virtuale, si chiedeva nel 1992 se il sistema della tutela, attraverso il dispositivo giuridico del brevetto, poteva essere uno strumento sufficientemente efficace per fare valere i diritti del progettista e salvaguardare le qualità tecnico-formali del prodotto rispetto all’impoverimento delle copie e delle contraffazioni. Soprattutto si chiedeva se il brevetto era ancora capace di rimanere al passo con il cambiamento accelerato e continuo dell’innovazione tecnologica. Se da un lato l’innovazione non può idealmente fermarsi, essa si riproduce secondo impulsi di accelerazione dove la novità e l’originalità dei prodotti non hanno il più delle volte famiglie di riferimento, dall’altro lato il sistema giuridico ha dovuto, nella sua generalità, subire i cambiamenti geo-politici, la globalizzazione del mercato, il nascere di nuove figure di riferimento (Comunità Europea, organizzazioni internazionali), che gli hanno imposto di rivedere le regole secondo ottiche diverse, a volte anche in contraddizione tra loro. Se si considerano poi i tempi di ottenimento della tutela e i costi che si debbono sostenere, è immediato domandarsi se tutto ciò giustifichi ancora l’utilizzo del sistema brevettuale o se, in alcuni casi, arrivare primi sul mercato sia ancora la migliore strategia per tutelare la propria capacità di innovazione. Le tecnologie digitali, prime fra tutte, hanno dato al progettista la possibilità di innovare i prodotti secondo declinazioni non più riconoscibili nella forma, ma piuttosto nelle prestazioni che essi possono offrire. Allo stesso tempo la loro capacità di non influire sulla forma, ha svelato quanto in realtà la forma sia stata uno degli elementi che ha più determinato la riconoscibilità degli oggetti, e di conseguenza quanto questo abbia aiutato nel tempo i processi di ricerca delle priorità su cui si basa il sistema brevettuale.Potrà pertanto il brevetto restare al passo con l’innovazione, ora che la forma dei prodotti è diventata un elemento di secondaria importanza rispetto alle prestazioni che ognuno di essi può offrire? Indagare le ragioni, mettere in relazione i suoi cambiamenti o, quanto meno, ricostruire il quadro attuale del rapporto tra il brevetto, le nuove tecnologie e i prodotti è la base di questa ricerca.
Valentina Croci
The design of wearable technology
and defining the individual’s sensory and social experience

Wearable technologies are a new category of artefacts in close contact with the wearer’s body, not only because they are worn, but also because they allow interaction between the user and object that is not mediated by the physical environment or other devices. This interaction entails incorporating their operation in gestures and in sensory perception, and, therefore, in the user’s social and cognitive dimension. Unlike common prosthetics, wearable technology is not meant to replace sensory functions; instead, it enhances or modifies their nature.
The issue of nearness of these artefacts with the body (on and inside the body) defines a new perceptive dimension, that of the “technologised body”, which requires analysis of the confine between natural and artificial and questioning of the implications of this artificially modified sensorial perception.
Likewise, this different dimension of self influences interpersonal relationships and the action of the individual in the social context. In this social dimension, the design of wearable technology involves the user’s entire body with many implications related to designing digital technologies. The design of wearable technologies necessitates considering major issues such as the limits of the person’s personal dimension in relationship to the urban space, the control of the individual body by others and of his privacy.»
XXI ciclo
Kristian Kloeckl
It’s all about the connections…
L’evoluzione delle connessioni nei prodotti e l’introduzione di nuove tecnologie

Sviluppi tecnologici recenti quali le tecnologie digitali, nuovi metodi di produzione o le nanotecnologie non incidono soltanto sulla forma del prodotto in quanto insieme bensì anche su come parti del prodotto, componenti o prodotti diversi si relazionano tra di loro, con l’utente e con il loro ambiente. L’obiettivo di questa ricerca è di comprendere più approfonditamente la rilevanza delle connessioni tra le parti nel determinare la qualità complessiva dell’insieme, per capire meglio come cambia il ruolo delle connessioni nei prodotti attraverso le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Questo passaggio si rende necessario per mettersi in grado di progettare prodotti innovativi che sfruttino in pieno il potenziale delle innovazioni tecniche e per rendere possibile l’uso migliore e più efficace delle parti che compongono i prodotti che ci circondano.
La domanda di ricerca di questa tesi è, quindi, come cambia il ruolo delle connessioni nei prodotti con l’introduzione di nuove tecnologie e, se e come l’analisi della ricchezza di metodi tradizionali di giungere elementi e oggetti possa contribuire allo sviluppo di nuove tipologie di connessioni.
Fabrizio L’Abbate
Figures of staging
Le figure registiche nel multimedia design

Il presente studio si propone di analizzare la retorica e gli effetti di senso nel design multimediale. L’obiettivo è quello di ricercare le metodologie utili al progettista per la valorizzazione del contenuto informativo, visivo o espressivo, e progettuale degli artefatti interattivi e multimediali. Si tratta di costruire, con un metodo scientifico, un modello di indagine che individui gli elementi primari (quali ad esempio la linea, il colore, la texture, il suono, etc.) di un’opera multimediale che il designer utilizza nell’attribuzione di una forma per la trasmissione di un messaggio.
Si vuole verificare la possibilità di raccogliere e ordinare in maniera sistematica la conoscenza relativa agli elementi primari della progettazione multimediale e alle loro possibili combinazioni “utili”, cioè a quelle che danno luogo a effetti di senso, a figure retoriche o a figure proprie del multimediale, ossia a “figure registiche”. Esse corrispondono a quelle figure che il multimedia designer utilizza nell’arte della “messa in scena” sul web, come ad esempio la ripetizione, il flashback, il trompe-l’oeil, la sorpresa, il confronto, la sostituzione, etc.
Il lavoro di ricerca è indirizzato in modo particolare al designer del multimedia e si propone di generare un metodo per lo sviluppo (e per il suo continuo aggiornamento) di un corpus di conoscenze relative a retorica e registica per il design. Il risultato porterà a un modello teorico che consentirà di avere una vista organica e contestuale delle conoscenze stesse e che a sua volta permetta di generare nuove scelte progettuali, e quindi nuovo sapere a disposizione della comunità del design.
Suzana Laub Pozzi
The interface design of food packaging
Study case: Tetra pak’s milk packaging (2000-2010)

This PhD project proposes a research about interface design of food packaging, focusing on the relation between the packaging and the user, analysing the efficacy of respective interaction and reflecting about the technological and social-cultural aspects concerned. As a strategy to reach this objective, Tetra Pak’s liquid food packaging study case was chosen in order to, not only homogenise the packaging study case, since we want to focus on the interface design, but also in order to work in partnership with the Tetra Pak R&D. Considering the important role of design on shaping the packaging, by what we do not mean only the formal aspects, but the Tomás Maldonado industrial design definition, we intend to investigate the relation between industrial and graphic design and the user interface concerning to the food packaging. One of the essential connection elements of this analysis is the user, whose interaction with the packaging brings several “factors to the design concern such as anthropometric characteristics, those behavioural, social-cultural, anthropologic, etc. In other words, a particular attention to the ‘usage values’” (Medardo Chiapponi) of the packaging, which is directly related to the user interaction and interface design.
We are focusing on a specific liquid food product, the ‘milk’; in order to structure our studies, we had the option of focusing on a relevant and representative group inside of the milk market: the ‘Central Europe’. The challenge is to understand and analyse the antithesis and synthesis from global and local concepts, during first decade of XXI century, question of extreme interest for design in this period, where the markets borders becomes everyday less perceptible but, on the other hand, individuality is ever more appreciated.
Griselda Ramírez Feltrin
L’utente e la progettazione. Applicazione della metodologia del design centrato sull’utente
L’obiettivo della presente ricerca è individuare i bisogni reali dei designer in relazione con i loro oggetti quotidiani di lavoro, attraverso la applicazione dello studio centrato sull’utente, e sviluppare poi una risposta teorica al bisogno più rappresentativo. Si intende inoltre evidenziare i vantaggi che tale metodo di analisi comporta nel conoscere in maniera approfondita l’utente specifico, al fine di trovare una risposta ai suoi bisogni. Attraverso questo studio si cerca di stimolare una maggiore coscienza sull’importanza dello studio dell’utente prima della progettazione, così come presentare gli strumenti necessari per la effettiva realizzazione. Questa ricerca si basa sull’evidente necessità di realizzare studi di utenti specifici, per l’identificazione dei loro bisogni, capacità e limitazioni, prima dalla progettazione. Attualmente incontriamo nel mercato un’iperproduzione di artefatti, oggetti, prodotti, le cui differenze sono per lo più superficiali, oppure a volte sono oggetti superflui che hanno l’unica qualità d’essere attraenti. Questo fatto ci indirizza non solo verso un’etica di produzione e di consumo ma anche verso un’etica di identificazione dei bisogni dell’utente. È importante comprendere la responsabilità inerente alla produzione di oggetti, sia per la maniera in cui gli oggetti determinano o impongono la forma in cui devono essere utilizzati, sia perché, in un certo senso, riescono a modificare o determinare il modello di vita. Il design non è solo un produttore di oggetti ma anche un generatore d’esperienze.
Simona Romano
Il design tra globale e locale

La ricerca muove dall’intento di mettere in relazione le teorie sulla globalizzazione con la cultura del design. Nella convinzione che attualmente non sia più possibile progettare e produrre limitandosi esclusivamente ad un’ottica locale, si cercherà formulare un’analisi interculturale del design. In relazione ad essa verranno affrontati i seguenti temi: la nazionalità degli oggetti come brand, le modalità espressive delle scatole nere, il fenomeno dei falsi, l’omologazione e l’espressione delle diversità culturali nei prodotti, i quadri di riferimento tecnologici territoriali e deterritorializzati nei processi produttivi. Verrà, inoltre effettuato un lavoro sul campo presso il Design Maeer Mit’s Institute di Pune, India. Durante il soggiorno indiano saranno intervistati dei docenti, in qualità di informatori locali. Attraverso il confronto con gli stessi si approfondiranno le questioni teoriche premesse e i casi di studio.
Federico Traverso
No commentsInspirational Design Happening a San Servolo
Ian Anderson
Inspirational Design Happening.
Venezia, 28 giugno 2007,
San Servolo, Venice International University
La terza edizione degli Inspirational Design Happenings, gli incontri con designer di fama internazionale organizzati da Bombay Sapphire – il gin inglese con l’originale bottiglia in vetro blu – rivolti a designer e architetti emergenti, e a tutti gli appassionati di cultura visiva contemporanea, fa tappa a San Servolo il 28 giugno 2007, con Ian Anderson, fondatore di The Designers Republic, il gruppo nato a Sheffield (Uk) nel 1986 e che ha contribuito a definire la principale tendenza grafica degli anni ’90, legandosi soprattutto alla ricerca estetica, alla sperimentazione radicale e alla musica elettronica contemporanea.
informazioni in un’altra “stanza” inspirationalroom.com
No commentsTurismo per tutti
CONFERENZA ANNUALE EIDD - DESIGN FOR ALL
Milano, Palazzo della Triennale (viale Alemagna 6)
28 - 29 giugno 2007
L’appuntamento consueto organizzato da EIDD - Design for All Europe sarà quest’anno dedicato al tema Tourism for All (Turismo per tutti).
In due intense giornate, come leggiamo dal comunicato stampa, si cercherà di rispondere a domande come: «Che cosa è il turismo nel 2007 e come si progetta? I prodotti e servizi attualmente disponibili rispondono davvero alle richieste di un mercato in evoluzione? Esiste un dialogo concreto tra utenti e fornitori dei servizi sufficientemente sviluppato per garantire una risposta efficace? È possibile misurare l’accessibilità dei servizi turistici? E, in fine dei conti, si tratta di un investimento che rende?».
Obiettivo sarà tentare di capire come migliorare l’offerta di prodotti e servizi turistici seguendo la metodologia Design for All, ovvero del design inteso «per la diversità umana, per l’inclusione sociale e l’uguaglianza».
In particolare l’attenzione si focalizzerà su 6 macro-argomenti:
1. L’evoluzione del turismo e il suo impatto economico;
2. Il turismo in Italia;
3. Il turismo congressuale quale nuovo settore di crescita nel campo dei viaggi;
4. Le tre gambe della sostenibilità del turismo: ecologico, sociale, economico;
5. Il benchmarking dei servizi turistici: i pro e i contro dei sistemi di marchio dell’accessibilità;
6. Design for All nel turismo in teoria e in pratica.
Per informazioni, programma e iscrizione: www.design-for-all.org
No commentsciao, Dino

Il 6 aprile scorso è morto Dino Gavina, il papà del design italiano. Non credo ci sia molto di più da dire, se non ricordarlo per la sua instancabile attività.
Ciao, Dino!
Scuole di design nel mondo, esigenza comune
Probabilmente molti di voi lo conoscono già - a partire dal numero di “Domus” del febbraio 2006 - il “Design School Atlas”, ospitato da my.opera.com/mildz/blog.
Si tratta di un “atlante”, forse meglio dire un censimento, delle scuole di design nel mondo, ordinate alfabeticamente per nazione e ciascuna con il proprio link a sito web.
Una annotazione: lo Iuav c’è ma il link è, appunto a iuav.it e non a iuav.it/fda cioè alla Facoltà di design e arti.
Carlo Vinti per i tipi Iuav - Marsilio

Carlo Vinti
Gli anni dello stile industriale 1948 – 1965. Immagine e politica culturale nella grande impresa italiana
Iuav-Marsilio, Venezia, 2007.
Confesso che non l’ho ancora visto né preso in mano, ma molti già ne parlano, per cui cominciamo con il segnalarlo: è uscito per i tipi Iuav - Marsilio (ovvero all’interno del progetto che, avviato con impegno durante lo scorso anno, ha finalmente dotato lo Iuav del suo autonomo canale editoriale) il volume di Carlo Vinti, Gli anni dello stile industriale 1948 – 1965. Immagine e politica culturale nella grande impresa italiana.
In attesa di leggerlo, affidiamoci al comunicato stampa:
“Negli anni che seguirono alla ricostruzione postbellica, all’interno degli uffici Pubblicità e Relazioni pubbliche di alcune imprese italiane maturò una particolare cultura industriale, capace di fondere in una sintesi di estremo interesse il progetto di rinnovamento neocapitalista, le teorie americane sull’azienda come istituzione pubblica e il gusto modernista dei designers.
Nell’Italia del ‘miracolo’ furono in molti a pensare di poter affidare all’industria un ruolo di diffusione dell’arte e della cultura. Grazie alle sue risorse economiche e ai mezzi di comunicazione cui aveva accesso, la grande impresa poteva non solo promuovere la produzione culturale e artistica nei settori tradizionali, ma tentare una bonifica dall’interno della cultura di massa, inserendo direttamente un’estetica di avanguardia nella grafica, nella pubblicità e in tutte le altre manifestazioni dell’immagine aziendale.
Prendendo come punto di riferimento iniziale la celebrata esperienza dell’Olivetti, il libro mette a confronto l’attività svolta all’interno di altre grandi realtà industriali italiane come l’Italsider e la Pirelli, dimostrando che esse condivisero con l’azienda di Ivrea lo sforzo di elaborazione di una identità estetica e culturale: il tentativo di costruire uno stile aziendale nel senso più ampio del termine.
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