Evil Face. Sorvegliare e fotografare | maddalena dalla mura
Approfittando delle nostre attività presso la sede di Treviso e, indipendentemente da queste, per il significativo interesse della mostra anche in relazione ai temi della documentazione e della memoria, segnalo che a Treviso, appunto, fino al 9 febbraio presso la galleria Spazio Paraggi in via Pescatori 23 (la stradina che parte più o meno di fronte a McDonald’s), quindi non lontano dalla stazione ferroviaria), è in corso Evil Face. La faccia del male, a cura di Fabrizio Urettini (Studio Orange).
Nata da un interesse personale di Urettini per la fotografia giudiziaria e segnaletica, la mostra offre una stimolante riflessione sull’uso dell’immagine come forma di documentazione “obiettiva” con finalità di controllo, sugli sviluppi con finalità di studio e analisi (pensiamo a Lombroso e alla fisiognomica) e sui limiti di simili vocazioni. Ritratti individuali, foto “gemelle” (fronte e profilo), prima (appena fermati) e dopo (rasati e rivestiti), ciascuno con il proprio numero bene in vista; ritratti di gruppo (come i lineups di italo-americani, per la serie “quando gli emigrati eravamo noi…”), cartellini penitenziari, schede Bertillon e poi schede che invece si affidano alla più “moderna” registrazione delle impronte digitali… Fotografie che svelano un’impensata qualità, ricercata e per certi versi inconsapevole, consapevole però nei nostri occhi: «… foto giudiziarie [che], se da un lato ci sembrano espressioni di un grado minimo della fotografia: neutro, pragmatico, impersonale (una fotografia senza fotografi), dall’altro si rivelano invece oggetti complessi, problematici, stratificati. Lo scatto fronte/profilo (parte culminante di quel rituale che i manuali di polizia chiamano “presa segnaletica”) rivela il desiderio di possedere e controllare il soggetto, trasferendolo su un piccolo dispositivo facilmente maneggiabile: il cartellino, sorta di spietata immagine di sintesi (fotografica, ma anche grafica e testuale) della persona umana».
In mostra anche apparecchiature – come una macchina fotografica con rullino ante litteram – e libri, fra cui il libro Wanted! Storia, tecnica ed estetica della fotografia criminale, segnaletica e giudiziaria di Ando Gilardi, che peraltro firma uno dei pregnanti testi del “quaderno/catalogo” – gli altri sono di Sergio Polano, ficcante come sempre, Matteo Segna e Arnaud Velda (i testi sono scaricabili dal sito).
Completano l’esposizione immagini di scene del crimine – interni disordinati, macchiati, carichi di vissuto, ambienti sospesi dalle tragedie occorse (altro che i vari CSI televisivi). Come nota Urettini sono immagini che, colte senza preparazione, si dispongono al nostro sguardo come scenografie ricche di dettagli, scorci inediti su un’epoca trascorsa.
Infine una panoramica degli usi attuali dell’immagine fotografica come strumento di controllo, dal wanted per bin-Laden alle famigerate carte da gioco most wanted ideate e realizzate per le forze armate impegnate in Iraq…
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