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PhD in Design Sciences - University Iuav of Venice

Design, didattica, ricerca | maddalena dalla mura

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Prosegue con partecipazione l’attività didattica. Dopo la lezione inaugurale del professor Anceschi, la scorsa settimana, è stata la volta di Medardo Chiapponi che ha discusso con i dottorandi il paper da lui recentemente presentato a Hong Kong, dal titolo Creating a design department. The bond and influence of Italian culture. Un’occasione interessante perché il documento da lui predisposto raccoglie non solo considerazioni e analisi sul passato e sulla situazione del design in Italia, ma li colloca in una riflessione più ampia sul senso (i.e. direzioni e prospettive) dell’insegnamento del design nella nostra nazione e poi, nello specifico, nel caso della Facoltà di Design e Arti (e del Dipartimento delle arti e del disegno industriale – di cui peraltro Chiapponi è stato da poco nominato nuovo direttore) della nostra università Iuav. Un tema quindi che coinvolge in prima persona il gruppo di dottorandi, anche in merito ai rapporti fra didattica e ricerca.
Chiapponi ha portato subito in evidenza i punti chiave del suo paper (che può essere letto integralmente scaricandolo da qui):
- la parte di analisi dei rapporti fra didattica e design in Italia, per lungo tempo inesistenti; basti pensare a quelli che sono unanimemente considerati i grandi nomi del design nostrano, usciti da formazione nell’ambito dell’architettura o da un milieu artistico – al punto che si potrebbe giudicare che tentare di impostare una formazione universitaria per il design sia inutile… Valutazione naturalmente non condivisa da Chiapponi, che appunto ne ricerca ragioni e direzioni;
- l’esigenza di capire se esistano diversi, specifici design oppure se esista genericamente qualcosa che si chiama “design”; in altre parole se i contenuti specifici (prodotto, comunicazione, interazione ecc.) abbiano un rilievo oppure se si debba parlare di una metodologia, in sé astratta dal contenuto e dunque applicabile a qualunque contenuto (un quesito meno tormentato in altre nazioni). E in questo caso Chiapponi afferma la propria convinzione che sì i contenuti sono rilevanti, esistono design specifici che impongono quindi riflessioni specifiche;
- in quale misura la formazione del designer è fatta o deve esser fatta attraverso la progettazione, intesa come sperimentazione di quello che sarà il mestiere, la professione? E in rapporto a questo, in quale misura devono essere integrati i contributi formativi di altro genere, per esempio provenienti da altre discipline? Nel paper a questo proposito Chiapponi cita l’architetto di Vitruvio. Ha inoltre ricordato quello che è stato il contesto culturale di ampio respiro di cui si è nutrito e da cui è emerso il periodo d’oro del design italiano, quello, per intendersi, che va dalle riviste all’arte, dalla scienza (si pensi a Natta, premio Nobel nonché maestro di Castelli/Kartell) alle aziende e così via. Questo punto è stato sottolineato come significativo per capire anche se, e come, una certa caratterizzazione italiana debba essere preservata e riproposta nella formazione contemporanea (per arrivare anche a toccare in generale una certa cultura artistica ed estetica che connoterebbe il nostro paese);
- l’ultimo tema è quello della legittimità di discorsi di tipo “geografico”, inteso come culture nazionali del design, anche in relazione, naturalmente, alle istanze globale/locale; un tema che, oltre i proclami di tendenza degli anni passati, apre la riflessione non solo su questioni biografiche (il designer) ma sull’intero processo produttivo – si pensi al design concepito in Italia ma prodotto in altri paesi (tanto che, rileva Chiapponi, si parla più spesso di “designed in” e non più di “made in”) e si pensi anche alle produzioni locali legate alla presenza di determinati materiali…

Grazie anche al vivo contributo dei dottorandi del nuovo ciclo, la discussione si è tradotta in una chiacchierata che non solo ha toccato i temi sollevati da Chiapponi ma ha consentito di raccogliere testimonianze diverse (Simona Romano, da poco rientrata dall’India, Guillermina Noël, il professore Jorge Frascara…) e di stimolare altre riflessioni su design, didattica e ricerca, e sulle direzioni e le attività da intraprendere per il nostro dottorato – a livello locale e globale, diciamo così.

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Si è fatto oggi riferimento anche alle attività dei gruppi di ricerca, da organizzare e riorganizzare. Per il gruppo Nanotecnologie (design e innovazione), Chiapponi, che ne è coordinatore, ha rimandato a un prossimo appuntamento la definizione degli obiettivi da sviluppare. Per il gruppo di Museologia, Raimonda Riccini insieme con Fiorella Bulegato (oggi presente come assegnista di ricerca, studiosa del tema dei musei d’impresa) ha illustrato le attività da portare avanti per il futuro, più o meno immediato, anche per condurre oltre le esperienze maturate lo scorso anno attorno al convegno Memoria e racconto. Per una museologia di design (di cui si prevede imminente la pubblicazione degli atti). A breve Riccini e Bulegato stenderanno un programma di lavoro e un calendario da ridefinire a mano a mano che si procede, anche tenendo conto dello sviluppo di alcuni interessanti contatti per il recupero e lo studio di archivi del territorio e non solo.

Dulcis in fundo, inizia il passaggio di consegne per la gestione di sito e calendario, e per la crescita di questo blog. Per il XXIII ciclo: buon lavoro!

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