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PhD in Design Sciences - University Iuav of Venice

Intelligenza e creatività.
Lezione di metodo con Boncinelli e Giorello
| maddalena dalla mura

conoscenza

Eccezionale battesimo, ieri sera a Treviso (Fondazione Benetton, palazzo Bomben) per gli incontri del ciclo Il lusso di essere creativi, ovvero come architettare bene scienza e bellezza, a cura di Raimonda Riccini. Il primo appuntamento, sotto il titolo Conoscenza, ha infatti visto l’un vicino all’altro Edoardo Boncinelli e Giulio Giorello che, come ha detto la curatrice, non han bisogno di presentazioni.

Detto ciò, più che del lusso di essere creativi e della bellezza - versante quest’ultimo escluso presso che fin dall’inizio, dal felice scetticismo di Boncinelli, e non più recuperato, ma senza grave danno per la serata - si è parlato di intelligenza, creatività e genio, libertà. Niente meno. Con buona concordanza fra il filosofo e lo scienziato sul senso dei termini. E con molto divertimento per il pubblico. Ché se intelligenza è la capacità di vedere associazioni (Giorello ha anche usato il termine “analogia”) là dove non erano vedute, e creatività è l’associazione anomala, ebbene ieri sera Boncinelli e Giorello - pur avversi (e come dar loro torto) all’idea che si possa insegnare la creatività (figuriamoci l’intelligenza…) - hanno fatto ampio sfoggio - senza vanità, sia bene inteso - proprio di simili qualità, con le loro parole e le connessioni, da Paolo Uccello a Galileo, a Pippus Newton (Pippo alias Newton in una striscia Disney), passando per i laboratori degli scienziati e i team di progettazione, guidati in questo anche dalla moderatrice.

Quindi - per noi dottorandi alla ricerca di “lezioni” di metodo - una occasione preziosa di metodo applicato.

Senza voler qui ripercorrere nel dettaglio quanto detto, pare interessante riportare alcuni punti anche per quanti non hanno potuto essere presenti.


Boncinelli
ha sottolineato come si possano indicare tre fasi/aspetti per la creatività: 1. il creativo è innanzi tutto monomaniaco (”fissato”), e questa è condizione necessaria, sebbene non sufficiente; 2. serve un momento in cui il cervello viene lasciato lavorare in autonomia, quel momento in cui può comparire la famosa “lampadina”, la (presunta) illuminazione; 3. la vera creatività si misura poi nella capacità (auto)critica di chi elabora le idee, ovvero nella capacità di discernere e giudicare le proprie idee, e di farlo mantenendosi totalmente liberi da qualsivoglia pregiudizio. Inoltre, con riferimento ai team di progettazione, ha ribadito come la creatività, in quanto tale, sia individuale e non collettiva; tuttavia il lavoro di gruppo consente di unire idee che, partorite individualmente, prese da sole non condurrebbero a nulla, mentre combinate insieme possono portare a risultati.

Partendo dall’argomento dell’accettabilità sociale del soggetto creativo - scienziato o artista - Giorello ha ripreso - quasi una variazione sul tema - i punti toccati da Boncinelli, aprendo altri scorci. Ha ricordato i casi, le manie, gli “egoismi”, di Galileo, Paolo Uccello, Keplero, Darwin… il quale ultimo dichiarava il proprio amore per la verità, la verità riguardante i viventi, ma poi nella sua autobiografia scriveva anche che creatività è la capacità di raccontare bugie. Annotazione questa, dice Giorello, che ci rammenta il carattere ambiguo fra verità ed errore, fra soluzione giusta e azzardo, perché le fonti psichiche (e forse anche fisiche?) dell’errore e della grande invenzione sono le medesime. Piuttosto è importante ricordare che, accanto al genio, è fondamentale colui che pone dubbi e domande, come a dire il Sagredo vicino al Salviati del Dialogo sopra i massimi sistemi di Galileo. Un ruolo di mediazione che Giorello appella arte come “metter mano”, mettere alla prova le idee e le intuizioni del genio, del creativo. Il che riconduce al tema della condivisione - della collettività - e poi alla libertà. Perché da un lato la creatività umana si distingue proprio per la capacità linguistica/verbale, per la componente comunicativa, dall’altro affinché la creatività possa avere corso, possa diventare condivisa, proprio della libertà - di una società libera - c’è bisogno.

“Ma sopra tutte le invenzioni stupende, qual eminenza di mente fu quella di colui che s’immaginò di trovar modo di comunicar i suoi più reconditi pensieri a qualsiasi altra persona, benchè distante per lunghissimo intervallo di luogo e di tempo? Parlare con quelli che sono nelle Indie, parlare a quelli che non sono ancora nati? E con quale facilità, con l’accostamento di venti caratteruzzi sopra una carta”. Galileo Galilei, Dialogo sopra i massimi sistemi

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